Sampdoria–Fiorentina, Stagioni

La partita di una noia infinita. Arrivati al Gate con trenta abbondanti di ritardo, prima ad abbuffarci al Sushinami, da stare male poi si passeggiava verso Borgo San Frediano e sospettavamo le cose sarebbero state piatte, ma non fino a questo punto. Si arrivava allora che il Gate era mezzo vuoto, già in aria di vacanze, di domeniche al mare e noi allora prendevamo posizione nella zona ibrida del locale, quella che non è carne né pesce. Dovete sapere che il Gate ha tre anime, come tutto, ma qui la cosa è in relazione ai tre schermi. Ce ne sono due maxi, nelle due salette e uno medio nel corridoio. I due mondi che sono le due salette, non si conoscono quasi. E’ un anno che vado più o meno al Gate e ci sono persone che lo frequentano come me regolarmente, ma che non ho mai visto, solo perché stanno dall’altra parte.

Una parte appartiene al Signor Mauro. In quella stessa sala c’è poi il tavolo dei Merlini (padre e figlio) a cui spesso si aggiungono altri scrittori. Poi personaggi a girare, tra cui me, Bubbone, Carmelo Bene detto anche Geppetto e altri più temibili di cui adesso non farò nomi visto la mia crescente popolarità e il rischio di rimanere antipatico. Nell’altra saletta non so chi ci sia. Oggi dal corridoio ho visto quest’altro mondo e mi sono ripromesso che un giorno proverò cosa si prova a stare di là, ma so che non lo farò. Riporto foto a conferma, dove la saletta sul retro è un bagno di luce.

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In realtà volevo parlare di tutt’altro. Non dico della partita, me nemmeno del The Gate di S.Frediano di cui già molto ho detto in passato. Volevo, in polemica con la partita di oggi e in linea con una certa linea editoriale di Zona Cesarini, proporre un’ipotesi di copione per cortometraggio e poi anche un’ipotesi di progetto fotografico, che il mio target di lettori son tutti liberi professionisti, artisti, sempre alla ricerca di idee, così vi dico cosa ho pensato mentre in campo non succedeva niente, tranne per le maglie color grigio molto belle con cui giocava la Fiorentina, e certo la traversa di Varguitas che poi diceva Sartini giustamente ma perché cazzo l’ha tirata Borja Valero quella cazzo di punizione contro la Juve.

Cortometraggio dal titolo: Parcheggi e caravelle, titolo ancora da decidere

Il cortometraggio si girerebbe qui a casa mia e in quella del vicino, che ha affaccio sulla piazza, mentre io sui cortili interni e i giardini. Il corto tratterebbe di gente che realizza un corto, dove si parla di me e del mio vicino, e in questo film io suono il campanello al vicino e chiedo se possiamo fare una scena a casa sua che stiamo girando un corto e il corto tratta di me e di lui, ma impersonati d’altri e la scena da girare sarebbe che io e lui ci affacciamo alla finestra di casa sua e io dico: che bello da qui! E lui mi fa, beh sì, è bello il parcheggio. E io dico: come il parcheggio?, è Piazza Santo Spirito quella. Lui mi guarda e dice non capisco, ti dico che è un parcheggio. Allora io ripenso agli atzechi e maya che secondo certe teorie, quando arrivarono dal mare le caravelle dei conquistadores non riuscivano a vederle, perché non avevano le categorie concettuali per vederle. Non vedevano niente. Il corto di concluderebbe con il vero vicino di casa che guarda la scena messa in scena dai due attori che impersonificano lui e me. Quindi poi il tutto potrebbe essere mandato anche a un festival di documentari perché ciò che conta sarebbe la reazione del vicino, quello vero intendo.

Per quanto riguarda il progetto fotografico si intitolerebbe forse: La colpa e il traffico, anche qui titolo da rivedere. Per realizzarlo bisognerebbe appostarsi ad uno di quegli incroci dove la macchine tendono a restare nel mezzo di strada dell’incrocio, per una lentezza a defluire del traffico, così che poi sono là nel mezzo impossibilitate ad andare avanti e indietro e sono là colpevoli bloccando tutto. Possono solo aspettare che qualcuno davanti a loro avanzi, ma sono momenti penosi e loro restano là a ricevere le infamate della gente, e sono solo colpevoli, perché avrebbero dovuto aspettare che era già arancione come minimo e rendersi conto che non avrebbero mai superato l’incrocio. Foto a quelle facce che si prendono le infamate, i volti colpevoli, dentro gli abitacoli. Mostra fotografica al Caffé Letterario oppure tumblr con tema minimale.

Pensavo a questo, al Gate e poi pensavo anche a come passa il tempo, a come passa lento quando ci sono queste partite inutili, eppure siamo già a Aprile. Pensavo a queste partite che fanno passare le stagioni, che viene da pensare che la vita è davvero fatta di questi pareggi a reti bianche, che è così che passano le stagioni, in un soffio, diceva Diana e parlava di metà maggio.

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