Le dieci riserve che hanno lasciato il segno nei cuori rossoneri

Filippo Galli e due tizi che sinceramente non ricordo
Filippo Galli e due tizi che sinceramente non ricordo

In tempi di vacche tanto magre, della serie che anche in India direbbero che stiamo esagerando e di darci una calmata, ho pensato che sarebbe stato carino girare il coltello nella piaga sia a destra che a sinistra e ricordare quei giocatori che pur partendo dalla panchina, sono riusciti a farsi amare dal pubblico milanista. Possono essere giovani di belle speranze come veterani, rossoneri di lungo corso o pendolari che si sono fermati a San Siro giusto il tempo di assaporare un pò di fango e gloria e poi riprendere la propria strada.

1. Filippo Galli
L’emblema della lealtà. Fosse vissuto ai primi del secolo sarebbe stato uno di quelli per cui avremmo dovuto partecipare alla prima guerra mondiale con i tedeschi solo perché glielo avevamo promesso. A lungo titolare, una volta perso il posto  a causa di tanti infortuni e dell’esplosione del signor Colombari, si è accomodato in panchina, ha risposto sissignore ogni qualvolta è stato chiamato in causa, tra cui, la finale di Atene del 1994, non esattamente il trofeo Gampert. Nel 1996 a trentatrè anni va alla Reggiana di Simutenkov e Futre e poi al Brescia, ma dopo il ritiro, torna a casa e trova posto come allenatore nel settore giovanile rossonero.

2. Jon Dahl Tomasson
Carlo Pellegatti, dopo venticinque anni di assunzione ininterrotta di allucinogeni vive in un mondo di smoking bianchi, di effetti serra, cigni olandesi, e cerbiatti ucraini, tutti miracolosamente parlanti ed estremamente confusi dopo ogni colloquio con lui. In questo ricco e bizzarro zoo, ha vissuto per alcuni anni anche uno Scorpione Bianco, un centravanti danese, arrivato al Milan di Ancelotti dopo un gran gol e annessa vittoria in Coppa Uefa con la maglia del Feyenoord sul Borussia Dortmund di Kohler. Al Milan Tomasson si fece notare per i gol molti dei quali portavano la sua specialissima firma, l’appoggio ad un metro dalla porta. Apprezzabili capacità tecniche, e un impegno dignitoso, oltre ad un buon numero di gol ci han portato ad amare questo ragazzone danese, che diciamolo, oggi sarebbe inamovibile, ma che allora dietro Inzaghi e Shevchenko, i Paperon De Paperoni dei palloni passati, doveva accontentarsi dei tap-in vincenti. Il gol contro l’Ajax al ritorno dei quarti di finale del 2003 fu una dolce vendetta per lo Scorpione Bianco, e una versione calcistica della Vergine di Norimberga per noi tifosi.

3. Maurizio Ganz
Filippo Inzaghi, prima di essere Filippo Inzaghi sono sicuro fosse Maurizio Ganz. Gol orrendi, esultanza più scomposta di uno Sbullonato dopo uno schianto sul muro del soggiorno di casa mia. Non può non essere un caso di trasferimento dell’anima da un corpo all’altro, o perlomeno di sdoppiamento. Ganz arrivava dall’Inter ma è bastato davvero poco perchè i tifosi finissero per amarlo. Il gol al derby di Coppa Italia finito con un memorabile 5 a 0, ha fatto la sua parte, la rovesciata con annessa autorete di Castellini al 96′ in quel Milan-Sampdoria di fine stagione del campionato 1998-1999, e che si rivelò decisa per la vittoria del diciassettesimo scudetto penso che contribuisca  perfezionare il quadretto.

4. Daniele Massaro
Difficile pensare a San Massaro come ad una riserva, ma è quello che è stato a lungo nella sua parabola rossonera. Gli infortuni di un certo numero 9 gli han permesso di vedere il campo con relativa continuità, ma è stato solo nel 1993-1994 che la Provvidenza ha avuto la sua consacrazione. In un torneo poverissimo di gol segnava sempre lui, e fu ancora lui a decidere la finale di Atene con una doppietta. Da apprezzare la classe di Massaro che a fine partita evitò di andare da quello zuccherino di Crujff e fargli l’elicottero con annessa Cavalcata delle Valchirie, se capite cosa intendo.

5. Gianni Comandini
Una doppietta all’Inter nel giorno del 6-0 ti vale un posto nella storia a fianco a Giulio Cesare, Napoleone e Maldini. Non accetto discussioni al riguardo.

6.Massimo Ambrosini
Sì, un altra riserva. A qualcuno con la memoria corta potrebbe sembrare che Massimo sia sempre stato al Milan, e che la sua chioma bionda abbia sempre maltrattato i centrocampisti avversari, fin dalla notte dei tempi. Arrivato al MIlan nel 1995, dopo la parentesi vicentina del 1997 è tornato alla base nel 1998 per rimanerci fino alla scorsa stagione. In mezzo tanti infortuni e tanta panchina.  Anche durante l’epoca Ancelottiana con Gattuso e Seedorf, il suo spazio sulla mediana è sempre stato limitato. Limitato ma memorabile. I suoi tuffi a volo d’angelo come quelli con la Lazio e il PSV rimangono impressi indelebilmente nella  nostra memoria. E diciamolo, per dieci anni è stato il nostro giocatore più pericoloso sui calci da fermo. E non è poco.

7. Fernando Redondo
Era arrivato al Milan nell’estate del 2000, grazie ad un investimento importante e con alla spalle la giocata più bella della Champions League 1999-2000, oltre al titolo di miglior giocatore della competizione. Della serie che gli mancava solo il Pulitzer. Arriva si fa male e sostanzialmente rivede il campo solo 4 anni dopo, niente male per un fuoriclasse pagato una cinquantina di miliardi. Fu uno dei primi infortunati di lungo corso a sospendersi lo stipendio in attesa del rientro in campo e per questo è sempre stato stimato dai tifosi. Ed infine Redondo tornò; l’ex capellone argentino tanto inviso al Maresciallo Passarella per il suo look alternativo, riuscì a rivedere il campo nonostante in pochi ci credessero realmente. Non avevo mai atteso tanto le partite di Coppa Italia (e non l’avrei più fatto in futuro) che in quella stagione 2003-2004, per avere la fortuna di vedere la classe cristallina di un giocatore finito, ma che nonostante tutto era capace di regalare scampoli di poesia.

8. Giovanni Stroppa
Personalmente sono cresciuto nel mito di questo giocatore. La parte rossonera della mia famiglia mi ha inculcato l’amore per alcuni giocatori un pò dimenticati come il buon Giuanin, che a diverse riprese fu un prezioso rincalzo nel Milan di Sacchi e poi di Capello. Nelle domeniche pomeriggio di casa di mia nonna, non mancava mai il momento “operazione nostalgia”, con i racconti delle imprese dei rossoneri di altri tempi, come Giovanni Lodetti,Roberto “Faccia d’Angelo” Rosato, Mark Hateley e appunto Giovannino Stroppa, celebre soprattutto per il gol contro l’Olimpia di Asunciòn nella finale di Intercontinentale del 1990. Nonostante il suo impiego col contagocce riuscii anche io ad ammirare il suo talento, seppure per poco, nei suoi ultimi anni rossoneri, durante la gestione Capello.

9. Tomas Locatelli
E questo è un altro dei miei pallini d’infanzia. La riserva della riserva. Ai tempi in cui Roberto Baggio veniva schierato a singhiozzo da quei folli di Milanello (mi sono rifiutato di inserire il divin Codino nella classifica, perdonatemi), il giovane Tomas, arrivato dal vivaio dell’Atalanta, era la riserva del miglior giocatore della storia del calcio italiano. Ed io inconsolabile, attendevo domenica dopo domenica che la sua chioma bionda vedesse il campo, ma nulla. Un unico lampo, il gol nell’inutile vittoria casalinga contro il Goteborg in quel girone di Coppa dei Campioni passato alla storia per l’eliminazione ad opera del Rosenborg.

10. Graziano “Lupetto” Mannari
Ho conosciuto questo giocatore grazie ad un noioso sabato notte invernale e al canale Espn Classics che la notte trasmetteva vecchie partite, tra cui un Milan-Juventus finito 4 a 0 della stagione 1988-1989. Nell’occasione il giovanissimo Mannari, soprannominato Lupetto, mise a segno una storica doppietta che gli avrebbe regalato un posto imperituro nella memoria dei tifosi rossoneri. Al termine di quella stagione Lupetto portò a casa diciassette presenze e tre reti. Venne ceduto al Como nell’operazione che portò a Milanello un altro mio mito indiscusso, Marco Simone, e si perse nei meandri del calcio in provincia. Ma per citare Casablanca, Mannari potà sempre dire, “Avremo sempre quella doppietta contro la Juventus”, e quella, nessuno potrà portargliela via.

1 commento su “Le dieci riserve che hanno lasciato il segno nei cuori rossoneri”

  1. Ricordo la doppietta di Mannari ai gobbi: uno dei due gol lo fece di testa con un volo d’angelo che pareva Van Basten ehehehehe
    Pregevole classifica, a cui però ti sei dimenticato un nome importantissimo:
    MARCO SIMONE
    Si è giocato la nazionale questo ragazzotto pur di rimanere al Milan durante gli anni d’oro della sua carriera e giocare praticamente mai da titolare

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