Dal sogno americano al fallimento: la parabola del Bari

L’ufficialità è giunta solo ieri, ma la notizia era nell’aria da parecchio tempo: l’Associazione Sportiva Bari è fallita. Dopo 37 anni finisce l’era dei fratelli Matarrese, presidenti del club dal lontano 1977, che non hanno saputo sanare gli ingenti debiti accumulati dal club. Da un punto di vista economico-finanziario, la vicenda meriterebbe un adeguato approfondimento, ma non è il nostro campo, perciò ci limitiamo ad esaltare il lato sportivo.

Con questo post, vogliamo ricordare 11 giocatori che si sono distinti con la maglia dei Galletti, grazie alla quale si sono affermati sul palcoscenico nazionale, o che semplicemente hanno vissuto in Puglia il miglior periodo della loro carriera. Per limiti anagrafici dell’autore – ancora traumatizzato dalla notte del 18 dicembre 1999, quando l’Inter riuscì a perdere al San Nicola contro i biancorossi che in attacco schieravano Enninaya e Cassano (sì, segnarono proprio loro nel 2-1 finale) – ci limiteremo ad un periodo circoscritto agli ultimi 20-25 anni, che coincide anche il periodo probabilmente più florido della storia del Bari.

Portiere:

Francesco Mancini (1997-2000)

Dopo essersi affermato con gli odiati cugini del Foggia di Zeman, il Renè Higuita di Matera (e solo per questo soprannome merita di essere presente in questa lista) ha vissuto nel capoluogo pugliese la parte migliore della sua carriera. In 3 stagioni, tutte in Serie A, il compianto Francesco (è prematuramente scomparso nel 2012, a 43 anni, per un maledetto infarto) si è messo in mostra come uno dei migliori portieri italiani, sfornando numerose prestazioni eccezionali, senza mai disdegnare anche il lato estetico: i tuffi e le parate spettacolari erano il suo forte.

Difensori:

Duccio Innocenti (1998-2003)

Fonte: irpinianews.it
Fonte: irpinianews.it

Ex difensore centrale, ha giocato 5 anni con i biancorossi, mettendo assieme complessivamente 159 gare e 9 reti. Era dotato di un buon tiro da fuori, arma che poteva tornare utile nei calci piazzati, ma in Puglia ha sempre dovuto occuparsi principalmente di limitare gli avversari, riservando marcature strette come il più classico degli abbracci della più odiata delle zie. Proprio il Bari è la squadra in cui il difensore toscano ha trovato maggiore continuità di gioco, cosa che non troverà più dopo l’addio del 2003, 2 anni dopo la penultima retrocessione in B.

Rachid Neqrouz (1997-2003)

Fonte: baluardidelcalciopopolare.com
Fonte: baluardidelcalciopopolare.com

L’ex difensore marocchino è ancora uno dei più amati dai tifosi a sud del Gargano. Con i Galletti ha giocato per 6 stagioni, risultando sempre (o quasi ) titolare, e facendosi apprezzare soprattutto per la sua grinta e i suoi contrasti sempre al limite del codice penale. Famose rimarranno le sue “discussioni” con Montero, altro difensore da galera che calcava i campi di Serie A in quegli anni; si vociferava inoltre che il marocchino (che guadagnò una maglia in nazionale ai Mondiali ’98) fosse omosessuale, ma noi ci teniamo alla nostra incolumità, perciò eviteremo di chiederglielo personalmente.

Luigi Garzya (1996-2000)

Certo, i difensori che si sono affermati in maglia bianca con righe laterali rosse sono ben altri. Eppure abbiamo scelto di premiare, per 2 motivi precisi: innanzitutto quella Y nel cognome, che da bambino mi mandava letteralmente fuori di testa (non avevo ancora l’elasticità mentale per comprendere che si poteva essere italiani pur avendo cognomi leggermente esotici); e poi perchè divenne un idolo quando, in un’intervista resa celebre dalla Gialappa’s Band, dichiarò: “Sono pienamente d’accordo a metà col mister”. Potevamo escluderlo dopo questa imperitura perla?

Centrocampisti:

Gianluca Zambrotta (1997-1999)

Fonte: stpauls.it
Fonte: stpauls.it

Prima di trasferirsi alla Juve, e poi al Barcellona, e poi al Milan, vincendo titoli su titoli, e prima anche di diventare Campione del Mondo 2006 con la Nazionale (straordinario il suo gol che aprì le danze contro l’Ucraina, ai quarti), uno degli ultimi terzini decenti che il nostro obsoleto campionati ricordi è esploso proprio all’ombra di San Nicola. Lo inseriamo tra i centrocampisti perchè nel Bari di fine Millennio veniva schierato come esterno di centrocampo, e si mise in mostra proprio grazie alla sua progressione sulla fascia e alla sua abilità nei cross dentro l’area: qualcuno rintracci le videocassette di quei momenti e le faccia vedere ai vari Abate, Antonini, De Sciglio, Jonathan, De Ceglie e compagnia bella.

Klas Ingesson (1995-1998)

Dotato di una serietà, una professionalità ed una freddezza tipiche dei popoli scandinavi, questo gigante con la tempra di un vichingo (190 cm per 86 kg, tutto fuorchè lento) è ancora ricordato con affetto in città, come si è visto negli ultimi anni: l’ex calciatore si è gravemente malato di mieloma (nel 2009 prima, e nel 2013 poi, quando è riuscito a debellarlo definitivamente) e i suoi ex tifosi l’hanno subito tempestato di messaggi ed incoraggiamenti varie, a testimoniare come Inge abbia lasciato un segno indelebile tra di loro.

Daniel Andersson (1998-2001)

Per uno svedese che se ne va, un altro ne arriva, e porta la stessa qualità e quantità del suo predecessore. In biancorosso si è presto imposto grazie alla sua leadership e alla sua ottima capacità di svolgere entrambi le fasi di gioco, tanto che presto è arrivato anche ad indossare la fascia di capitano. Dopo l’esperienza in Puglia vivrà alcune annate fallimentari, con le maglie di Venezia, Palermo e Chievo, e la climax di questo periodo giunge nel 2004, quando viene ingaggiato dall’Ancona delle meraviglie (sì, quello di Pandev, Granz, Hubner, Jardel, Rapajc, Poggi ecc.).

David Platt (1991-1992)

Fonte: thegentlemanultra.tumblr.com
Fonte: thegentlemanultra.tumblr.com

I tifosi hanno potuto godersi le sue prestazioni per una sola stagione – prima che andasse alla Juve e alla Samp, per poi tornare a vincere in patria con l’Arsenal – ma un posto in questo elenco lo merita comunque, non fosse altro che tuttora non ci spieghiamo cosa possa spingere uno dei migliori centrocampisti inglesi, cresciuto nel Manchester United e autore di 119 reti in 285 gare in Inghilterra e già nel giro della Nazionale britannica, a portare i suoi talenti nella radiosa Puglia. Ad oggi costituisce ancora l’acquisto più costoso della storia del Bari, che per assicurarselo sborsò 12 miliardi delle vecchie lire.

Attaccanti:

Igor Protti (1992-1996)

Fonte: solobari.it
Fonte: solobari.it

Sesto miglior marcatore nella storia dell’AS Bari, il cannoniere romagnolo si impose all’attenzione del circo calcistico proprio con la divisa dei Galletti. In 4 stagioni mette assieme 46 gol, divenendo idolo incontrastato della curva biancorossa, e nel suo ultimo anno in Puglia disputa la sua miglior stagione fino a quel momento, culminata con 24 reti in 33 presenze, che gli valsero il titolo di capocannoniere di Serie A in compartecipazione con Beppe Signori. Ironia della sorte? Quell’anno il Bari retrocesse, e così Igor diventa l’unico giocatore ad essere retrocesso nonostante il maggior numero di gol siglati.

Fonte: sportpeople.net
Fonte: sportpeople.net

Sandro Tovalieri (1992-1995)

Nato e cresciuto a e nella Roma, il Cobra esplode definitivamente coi pugliesi, e dopo il periodo in biancorosso non riuscirà più a tornare ai livelli realizzativi espressi in quelle 3 annate. Con un atteggiamento da vero bomber che in confronto Bobo Vieri è un seminarista (l’appellativo Cobra pare che non si riferisse solo alla sua spietatezza sotto-porta), le 40 reti segnate col Bari lo piazzano al 10° posto tra i più prolifici giocatori del club.

Antonio Cassano (1999-2001)

Al suo posto avremmo potuto mettere Nicola Ventola, oppure Phil Masinga, fors’anche Guerrero, ma era impossibile non riservare un posto al talento più puro che Bari abbia mai sfornato. Il giovane scapestrato di Bari Vecchia non è diventato famoso gradualmente, non si è imposto all’attenzione dei grandi club con costanza e perseveranza, no, il suo nome è deflagrato nell’aria dopo la sua seconda presenza in Serie A, condita dal primo (meraviglioso) gol tra i grandi, già descritto prima: Bari-Inter 2-1, lancio lungo controllato di tacco, Blanc saltato con un sombrero, e pallonetto di mezzo esterno di Ferron in uscita. Tutto questo con la classica spavalderia di un 17enne. Dopo questa meraviglia la sua carriera ha subito un’improvvisa impennata, tanto che i suoi 2 unici anni in biancorosso non sono stati tanto una conferma del talento intravisto a 17 anni, quanto una logorante attesa della prima società blasonata che fosse interessata al futuro Gian Burrasca del calcio italiano. La Roma di Sensi, cavalcando l’onda di entusiasmo del terzo scudetto, riuscì a bruciare la concorrenza, portando il giovane Antonio all’ombra del Colosseo (e di Totti) per la modica cifra di 60 miliardi di lire (cessione record per i pugliesi). Il resto è storia.

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