A volte basta uno sguardo

A volte basta uno sguardo. Un’immagine. Pensiamo a quante volte nella nostra

Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio (foto presa da lifeinitaly.com)
Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio (foto presa da lifeinitaly.com)

vita un semplice scambio di occhiate, un cosiddetto “gioco di sguardi”, ci regala emozioni insolite, non quotidiane. Basta uno sguardo per innamorarsi, uno per lasciarsi andare, uno per lasciarsi e basta. E gli ultimi, spesso, sono quelli che non si dimenticano (diceva Magic Johnson che la gioia per una vittoria si assorbe prima della delusione per una sconfitta. La sconfitta brucia di più. C’è da credergli). Il cinema, poi, sotto questo punto ci regala spunti a non finire. La “settima arte” si basa su continui giochi di sguardi. Anche la tv, se è per questo, con telenovelas e soap opera piene di puntate e episodi dominate da lunghi scambi di sguardi tra i protagonisti. Ho detto lunghi? Diciamo pure “troppo lunghi”. Il tutto condito da musiche che altro non fanno che accrescere l’attesa per ciò che accadrà.

Ma anche nello sport è così. A volte l’attimo che segue un gesto fa dimenticare il gesto in sé. Tutti ricordano l’urlo e la corsa di gioia di Tardelli, la sua esultanza, dopo il gol alla Germania nella finale Mondiale del 1982. Il gol non credo. Ok, con Tardelli non si tratta proprio di uno sguardo, ma provate a scrivere “tardelli” su Google Immagini e guardate, nei primi 10 risultati, quante istantanee ci sono di quell’esultanza, per rendervi conto di come il centrocampista azzurro si prese tutto il Mondiale in quell’attimo. Con un urlo. A volte, però, ci sono sguardi silenziosi che fanno tanto rumore quanto quelli accompagnati da urla.

E’ quello che accade il 19 febbraio 2006. Torino, Palavela. In corso la seconda delle

Il momento della caduta alle Olimpiadi di Torino 2006 (foto presa da news.bbc.co.uk)
Il momento della caduta alle Olimpiadi di Torino 2006 (foto presa da news.bbc.co.uk)

tre prove di pattinaggio di figura dei XX Giochi Olimpici invernali, la danza originale (solo p.p.v. le altre due prove sono gli obbligatori – 1° – e il libero – 3°). Alle 22:24 circa, Barbara Fusar Poli cade dalle braccia di Maurizio Margaglio. Una scivolata. Io sono un profano dell’argomento “pattinaggio di figura”, figurarsi “danza sul ghiaccio”, quindi non so se la “colpa” è di Barbara o di Maurizio. So che a quella caduta, arrivata pochi attimi prima del termine della prova, segue quelli che sono pochi secondi, circa una ventina, di una bellezza unica, da far venire la pelle d’oca.

Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio sono 2 danzatori su ghiaccio. Iniziano a collaborare nel 1994 e, a poco a poco, si affermano come una tra le coppie migliori

Fusar Poli e Margaglio a Vancouver (foto presa da repubblica.it)
Fusar Poli e Margaglio a Vancouver (foto presa da repubblica.it)

di tutte, nella loro disciplina. La loro non è danza. E’ proprio arte. L’apice lo raggiungono nel 2001: vincono tutto. Sono semplicemente perfetti. Primi ai Campionati Nazionali, primi agli Europei, primi al Mondiale. A Vancouver, dove si svolgono, appunto, i Mondiali, completano il loro capolavoro. Sulle note della colonna sonora di “Romeo + Juliet” riescono alla fine a lasciarsi andare in un urlo liberatorio per il fantastico risultato raggiunto. Mai, prima di allora, l’Italia aveva vinto la medaglia d’oro in una disciplina del pattinaggio di figura. La loro popolarità va oltre quella riservata ai classici atleti, campioni e fenomeni di cui ci accorgiamo solo una volta ogni 4 anni. Li si vede volteggiare leggeri anche nel video di Elisa Heaven out of Hell (e a testimonianza del fatto che la loro è una popolarità che perdura, nel 2009, vale a dire 3 anni dopo il loro ritiro dalle scene, compaiono anche nel video Un dolce incantesimo di Dolcenera). Alle porte, però, ci sono le Olimpiadi di Salt Lake City. Barbara e Maurizio sono i favoriti e la medaglia, in effetti arriva. Ma è “solo” il bronzo. I giudici non sono proprio all’altezza del loro compito, diciamo così. E sulle note di I will survive, nel libero, Maurizio cade. Addio sogni di gloria.

Addio sogni. Perché, delusa dall’esito dei giochi olimpici, la coppia si ferma. Si sarebbe fermata in caso di successo, si ferma lo stesso. Addirittura non difende nemmeno il titolo mondiale conquistato a Vancouver l’anno precedente. E’ la fine. Lo diceva Magic Johnson. Questa sconfitta brucia troppo. Che poi, riflettere su quanto un bronzo olimpico sia una sconfitta… Ma non sta a noi. Barbara e Maurizio dicono basta. Cioè, continuano a pattinare, ma solo per esibizioni. Nulla di competitivo. Come quegli ex calciatori che partecipano alle partitelle amichevoli il 23 luglio, organizzate solo per testimoniare che anche i campioni e i fenomeni perdono la “fame” una volta appesi gli scarpini al chiodo. Nel frattempo Barbara, ma questa è un’altra notizia, diventa anche mamma. Sono “ex” a tutti gli effetti.

Ma si avvicina Torino 2006. E’ l’Olimpiade da giocare in casa. Poter partecipare ai giochi olimpici, organizzati nel proprio paese, da protagonisti è il sogno di qualsiasi atleta. Pensate all’accoglienza riservata a Sir Bradley Wiggins alla Cerimonia di Apertura di Londra 2012. Un po’, ma qui siamo su piani differenti, quello che accadrà a Neymar tra qualche mese. L’occasione è troppo importante per starne fuori. Barbara e Maurizio devono tornare. E infatti tornano. Tra lo scetticismo di molti e lo stupore di tanti altri. Ma è un ritorno ragionato. In qualsiasi sport, non puoi svegliarti la settimana prima di un evento e decidere di andare a conquistarlo. Serve il sacrificio di mesi. Mesi in cui i 2 danzatori si allenano nel silenzio.

Ed eccoli tornare. Dopo 4 anni di assenza, ai nazionali conquistano il loro nono titolo assoluto. E’ la prova generale per Torino. E a Torino il loro ingresso al Palavela è accolto da un boato assordante. Il 17 c’è la prima prova: gli obbligatori. E lo scetticismo degli addetti ai lavori viene vinto da un Valzer. Il loro punteggio li

(foto presa da lastampa.it)
(foto presa da lastampa.it)

porta al vertice, anche prima della coppia Navka/Kostomarov. Qualcuno storce il naso, affermando che il primo posto sia una concessione dei giudici. Ma a rivedere la prima prova di Barbara e Maurizio non si può non rimanere ammirati dalla leggiadria dei loro movimenti.

E poi arrivano gli originali, la seconda prova. Assegnano un 30% del punteggio finale, in seguito all’introduzione del nuovo ISU Judging System. Nello specifico, per Barbara e Maurizio si tratta di una prova di “latini”: in poco meno di 3 minuti si esibiranno in passi di cha cha cha, rumba e samba. Si inizia con Rie y Llora di Celia Cruz (quella di Oye, como va? e La vida es una Carnaval). “Rie y llora” vuol dire “ridi e piangi”. Riporta alla mente tutti quegli sportivi (danzatori, pattinatori, quelli del nuoto sincronizzato) che durante le loro prove devono esibire un sorriso splendente che a volte sembra un po’ forzato, causa dell’enorme fatica che si sta compiendo. I nostri, però, passano la prova perfettamente. E così anche per la rumba. Si arriva alla samba. L’ultimo stile. Sembra andare tutto ok. Passati i punti difficili, si arriva all’ultimo sollevamento, uno dei passaggi da loro definito più semplice… Evidentemente il destino vuole che non sia così. Almeno quella volta.

Cadono, si rialzano e la musica finisce. Passano solo 7 secondi. Il pubblico è attonito. Loro di più. Barbara sembra dire “non è successo, vero?”. Poi si gira verso Maurizio e sembra fargli la stessa domanda. Sa che purtroppo è successo. Lui la guarda, si avvicinano, poi abbassa lo sguardo. Hanno il fiatone, chi non lo avrebbe?, ma stavolta passa in secondo piano rispetto a quella sensazione di amarezza, delusione e sconforto che traspare dai loro volti. Maurizio ha lo sguardo colpevole (ripeto, non so poi di chi sia realmente la colpa). In quel momento ci sono solo loro 2. E continuano a fissarsi. L’intensità espressa da quei volti non lascia spazio ad altro. E’ l’istantanea dello scoramento. Un dramma sportivo. Si vede proprio che i 2 danzatori faticano a riprendersi. Devono uscire dal ghiaccio e prima di farlo devono concedersi l’ultimo applauso. Farebbero volentieri a meno. “Rie y llora“, ridi e piangi. Mai come stavolta… Il punteggio chiaramente li penalizza. Sono decimi. Ma passa tutto in secondo piano. Il loro scambio di sguardi è l’unica cosa che rimane nella memoria.

Lo sguardo attonito di Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio (foto presa da jumpingclappingman.wordrpress.com)
Lo sguardo attonito di Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio (foto presa da jumpingclappingman.wordrpress.com)

A dire il vero, manca ancora la terza prova, quella del libero, che conta per il 50% del punteggio totale. Ma gli azzurri, ora settimi, sono troppo lontani per sperare in un miracolo. La prova, sulle note della colonna sonora de Il Principe d’Egitto è pulita e senza sbavature. Ma non basta. Recuperano una posizione, alla fine arriveranno sesti, ma lontani dal podio. Eppure anche al termine di questo esercizio, c’è un’immagine che ruba la scena: Barbara, autentica regina del ghiaccio, si lascia andare ad un pianto liberatorio. A volte basta uno sguardo, un’immagine per vincere comunque una medaglia d’oro. Per sempre.

(foto presa da fusarpolimargaglio.com)
(foto presa da fusarpolimargaglio.com)

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