Top 10: Le rivalità del mondo del calcio in rigoroso ordine sparso

(foto di www.bleacherreport.com)
(foto di http://www.bleacherreport.com)

1. Pelè vs Maradona
In un pezzo sulle rivalità del mondo del calcio non si poteva non cominciare con la madre di tutte le faide, quella tra Pelè e Maradona, i due giocatori più forti della storia, protagonisti di un dibattito ormai pluridecennale, di quelli che ti fanno sembrare il Messi-Cristiano Ronaldo Show più interessante di Federico Buffa che racconta Michael Jordan. Nello spettro delle rivalità storiche, quella tra el Pibe de Oro e Edson Arantes do Nascimiento, rispetto a quella tra Federer e Nadal, si avvicina di più a quella tra Tutsi e Hutu. Tra inviti a rinchiudersi in un Museo, e riferimenti a falli degni del Mini Me di Austin Powers, la faida tra Maradona l’uomo del popolo, e Pelè il politico navigato, siamo sicuri che durerà fino alla fine dell’Universo o almeno fino a quando il fisco italiano non riuscirà alla fine ad avere la meglio sul fuoriclasse argentino, spingendolo a modificare le sue priorità.

2. Mourinho vs Arsene Wenger vs l’universo conosciuto
Se mi mettessi a parlare di tutti quelli che hanno affrontato un battibecco con Josè Mourinho sarebbe uscito un pezzo più lungo di un romanzo di David Foster Wallace; di conseguenza ho dovuto fare selezione all’ingresso. Medaglia di bronzo per il mitico Pietro Lo Monaco di Baviera; secondo posto per Mario “prima di cenare con te farei una colonoscopia” Sconcerti; e gradino più alto del podio per Arsene “l’onanista alsaziano” Wenger accusato apertamente di voyeurismo dall’ex Special attualmente Happy One.

3 Joey Barton vs la Convenzione di Ginevra
Il trentunenne centrocampista del QPR è uno dei più assidui fedeli del credo del “Non fate prigionieri” predicato da santoni come Roy Keane e Vinnie Jones. La sua fedina penale è più lunga di un rotolone Regina, e tra le accuse che gli sono state rivolte manca solo l’Invasione del Kuwait e il possesso di armi di distruzione di massa. Tassisti, ragazzini, compagni di squadra, avversari, cardinali, fruttivendoli, suonatori di violoncello, un po’ tutti si sono fatti un giro sotto le suole delle scarpe di Barton, che è addirittura riuscito a far scattare il sempre sobrio Massimo Marianella dopo un intervento su Sergio Aguero. Negli ultimi anni il ragazzo sembra aver messo la testa a posto e pare si stia dedicando a tempo pieno alla missione di farsi odiare da tutti gli utenti di Twitter del pianeta.

quando si dice una risposta di classe
quando si dice una risposta di classe

4. La nazionale tedesca vs la nazionale italiana
Per noi italiani è la rivalità più dolce, tra l’altro una delle poche di cui possiamo gioire senza riserve, senza sentirci come al solito rinfacciare il ritornello di cambiare sponda all’ultimo secondo. Passano gli anni, le sfide continuano ad impilarsi l’una sull’altra, e lo scenario è sempre lo stesso. Italia senza speranza, spacciata senza possibilità di appello, tedeschi sempre piuttosto gagliardi, vittoria azzurra sul campo, tedeschi che si guardano sconsolati e noi che sportivamente esultiamo à la Renè Ferretti in quell’epica scena di Boris. Ciò che arricchisce ulteriormente l’esperienza di battere la Germania è che dopo ogni sconfitta, alla vigilia dell’incontro successivo, i nostri amici tedeschi si fanno sempre più sgargianti, sfornando ogni volta prime pagine più razziste della volta precedente con gli azzurri inseriti all’interno di pizze o affiancati a piatti di spaghetti conditi con una bella P38.

5. Roy Keane vs Haaland
Roy Keane è sempre stato un giocatore, diciamo pure sanguigno, ma non nel senso di persona passionale, ma nel senso di personaggio più simile a Maria la Sanguinaria che a Madre Teresa di Calcutta. La carriera del centrocampista dei red devils è costellata di incontri ravvicinati di tutti i tipi, citofonare a Patrick Vieira, con il quale fu protagonista di un civile scambio di opinioni nel sottopassaggio di Highbury. Ma nulla di tutto ciò è paragonabile allo scontro tra Capitan Psycho e il povero Alf Inge Halaand, norvegese dal cognome impresentabile, che nel 1997 causò un grave infortunio al giocatore nordirlandese condendolo con risate di scherno e accuse di simulazione. Quattro anni dopo, in occasione di un derby di Manchester, Keane, ottenne la sua vendetta, in un modo che anche Beatrix Kiddo di Kill Bill avrebbe trovato quantomeno esagerato. Il centrocampista dei red devils agganciò l’obiettivo e colpì il bersaglio in maniera chirurgica, che se ci penso fa ancora venire i brividi al giocatore di Call of Duty che c’è in me e in questo modo prendendo due piccioni con una fava, stroncando così ginocchio e carriera del malcapitato.

6. Gazza vs la sobrietà
Questa è la storia di una battaglia millenaria, quella tra l’uomo e l’alcol e le droghe, specialmente tra l’uomo di talento e quelle muse tentatrici che sono le sostanze psicotrope. Emilio Salgari, Samuel Taylor Coleridge, i Beatles e i Rolling Stones, sono solo alcuni esempi di come il talento abbia per secoli sconfitto il demone, e anzi di come questo abbia spesso contribuito alla grandezza di chi ne faceva uso. Almeno fino a personaggi come Paul Gascoigne; uno tra i giocatori più talentuosi della sua generazione, che però verrà ricordato più per le bevute con personaggi del calibro di Jimmy “Five Bellies” Gardner che per le giocate sul terreno di gioco.

7. Ibrahimovic vs Sacchi
Se parlando di Mourinho mi sono riferito ai romanzi di David Foster Wallace, se dovessi mettermi a raccontare tutte le faide di Zlatan, anche uno come Tolkien mi direbbe di tagliare corto. Non me ne voglia Vera Spadini ma qua la palma d’oro va assegnata d’obbligo alla querelle con Arrigo Sacchi, che in diretta televisiva portò a casa un hair dryer che avrebbe fatto arrossire anche Sir Alex Ferguson. La reazione dell’Arrigo nazionale, allo stesso tempo terrorizzato e rinfrancato dalla distanza che lo separava dall’unno di Malmo è già negli annali della storia televisiva nazionale.

8. Ashley Young vs la forza di gravità
L’ala sinistra del Manchester United sta rapidamente scalando la graduatoria dei giocatori più odiati del vecchio continente. Se i veterani come John Terry e Luis Suarez sembrano difficilmente raggiungibili, i volteggi in area di rigore di Young, che renderebbero orgogliosa Nadia Comaneci, lo hanno rapidamente portato allo stesso livello di fenomeni come Neymar e Bale.

9. Brasiliani vs saudade
Se l’Inghilterra è la terra natia dello sport del calcio, il Brasile è il luogo dove il football è diventato lo sport più amato del pianeta. I brasiliani sono storicamente i giocatori più talentuosi ed estrosi, e decine di squadre hanno basato la loro grandezza sull’acquisto di giocatori carioca. Unica controindicazione? La tendenza a sentire la nostalgia di casa, la cosiddetta saudade, che se nel caso dei giocatori italiani e spagnoli (vedi il povero Jesus Navas che ha convinto una squadra dei dintorni di Manchester a ingaggiare il fratello perchè si sentiva solo), significa spesso nostalgia della mamma, degli amici e della cucina di casa; nel caso dei giocatori verdeoro è semplicemente astinenza da mojito,

10. Gli argentini vs i parrucchieri
Chiudiamo con un’altra storia di battaglie perse in partenza, quella tra i giocatori argentini e delle capigliature perlomeno dignitose. L’isola spartitraffico del Cambiasso dei primi anni, il codino vietato ai maggiori di 8 anni di Rodrigo Palacio, il crestone di Martin Palermo, che almeno lo portava prima che fosse mainstream, fino alla scommessa che ha spinto il figlio del “Cholo” Simeone a sfoggiare una capigliatura che ha portato Javier Zanetti vicino all’esaurimento nervoso.

(foto di www.sonointerista.it) Ci piace ricordarlo così
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