Sassuolo-Fiorentina in Via Luisa Sanfelice

Nel dopo-partita mi attardavo al computer a leggere le pagelle di Fiorentina.it e in particolare i commenti alle pagelle.

Questi (i commenti) piuttosto che le pagelle stesse erano il luogo della confusione e al contempo della verità: dove capire quello che era accaduto in campo, e non altrove.

 

La verità era che pensavo ad un testo del futuro, un testo compensativo per la pausa natalizia, dove avrei indagato la figura de I’giannelli, famoso troll o hater del sito summenzionato.

Figura interessantissima di per sé, dall’identità ovviamente sconosciuta e che da sempre popolava e dominava i commenti del blog, I’giannelli sembrava provare un autentico piacere ad essere offeso da tutti gli altri commentatori eppure da anni si attardava con competenza e altre con semplice odio e risentimento sul sito dei tifosi.

Forse era il clima del Natale ad ispirarmi questo spirito di ricerca sulla cattiveria de I’giannelli, sull’origine del male, o forse la mancanza di una lettura chiarissima da parte mia sulla partita contro il Sassuolo.

Comunque era quasi Natale e c’erano gli addobbi intermittenti per risparmiare e gli alberi scheletrici sui viali. Noi si tornava ad attraversare la città verso le Cure, anche se attraversare nulla che avevamo lasciato la nostra casa in San Frediano a causa di un codicillo, una clausola nel contratto con la padrona di casa tornata per le vacanze. Il non contratto e la non clausola, ovvero il buon cuore.

 

Avevamo lasciato la casa ed eravamo tornati alle nostre case di riserva per le vacanze come tutti gli altri che tornavano dall’estero, tipo il Ghera dall’Australia, giusto per citare il caso più eclatante.

 

Di contratti e codicilli si era parlato parecchio durante la settimana, a Radio blu. Il contratto e il rinnovo di Pepito e il tema era diventato generale: la nostra casa non nostra da lasciare, il mio lavoro, una vita intera. Come spesso accade il particolare e il generale si erano avvicinati e confusi.

 

Poi era finalmente domenica e si andava dal Ferro a vederci la partita con le formazioni al completo, sul divano, ed era il solito patire, la solita trasferta difficile che si sbloccava grazie al volere di Rossi, ancora lui, che segnava con il piede non suo. Era una domenica così: che Rossi avrebbe incrociato il piede, lo si poteva capire fin da prima. Chissà questo a livello generale che cosa significasse.

 

Era o anzi sarebbe stata la domenica di quello con il testone, Josip Ilicic, che in settimana aveva continuato a peggiorare le cose con un intervista non proprio tranquilla a La Nazione. Aveva detto quasi ed esclusivamente cose storte e sbagliate, poi la domenica aveva giocato bene, finalmente le sue lunghe leve si distendevano, tocchi eleganti, tiri mancini, lui sì, questa volta.

 

Ecco dunque il senso. Il mancino di Ilicic e il destro di Rossi, a compensare e pareggiare i colpi: un destro che faceva vincere la partita ed esultare di fronte ad un curvino strapieno di gente, partiti per Reggio Emilia. Con le vacanze di Natale ormai ad un soffio, e una vittoria importante, ma già passata: come i contratti rinnovati e le case e il lavoro. Tutto confuso, tutto sfocato, come dietro a delle lucine o a dei banner pubblicitari.

 

 

 

 

 

 

 

S.Lisi

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