Speciale Brasile 2014. Le squadre: 6) Argentina

Prosegue l’analisi delle partecipanti al Mondiale di Brasile 2014. Oggi tocca all’acerrima rivale dei padroni di casa: l’agguerritissima Argentina.

LA STORIA
Seppur universalmente riconosciuta come una delle nazioni con più grande tradizione calcistica, l’Argentina – prima della fine degli anni 70 – colleziona per lo più figure barbine in giro per il mondo. Se si esclude il doppio secondo posto arrivato, tra Olimpiadi e Mondiali, nel biennio 1928/30. Il motivo? È presto detto. Il regolamento dell’AFA permetteva la convocazione solo dei calciatori sotto contratto in squadre della Primera Division. Nella maggior parte dei casi, quindi, gli scarti. La svolta arriva nel sanguinoso torneo ospitato nel 1978, che permette all’albiceleste di entrare nell’elitario club delle trionfatrici. L’eroe è Mario Kempes, che occuperà il cuore di ogni argentino che si rispetti almeno fino alla comparsa del Diez. Maradona farà il bis, praticamente da solo, otto anni più tardi. Superfluo ricordare la gara contro l’Inghilterra, partita simbolo di quella rassegna, nella quale Diego combinerà tutto e il contrario di tutto. Il resto è storia recente, con lo scandalo-squalifica di USA 94 e la batosta tedesca in Sudafrica (con Maradona nelle vesti, per utilizzare un eufemismo “meno adatte”, di commissario tecnico). Nella Coppa America del 2011 è arrivata la beffa per Messi e compagni, superati nell’albo (15 a 14) dall’Uruguay campione. Da sottolineare, infine, come i due recordman principali della nazionale argentina siano a tutti gli effetti italiani di adozione: il capocannoniere è Gabriel Batistuta, con 56 reti. Il giocatore con più gettoni di presenza alle spalle, 145, non serve neanche nominarlo. La leggenda precede mister “Quarantaemezzo” Javier Zanetti.

GIRONE DI QUALIFICAZIONE

Favorita dall’assenza del Brasile padrone di casa dal classico e crudele girone sudamericano, che è una delle più enormi stranezze logistiche del nostro mondo, l’Argentina ha vinto il gruppo in scioltezza. 32 punti in 16 partite, media che spacca il capello e aereo prenotato già da tempo. Tra trasferte impossibili a La Paz, e dure scelte riguardo gli attaccanti da lasciare a casa – Cristo dà pane a chi non ha denti – il fiore all’occhiello è senz’altro il 3-0 rifilato ai rivali uruguagi nell’ottobre 2012. La serie si è chiusa invece con una sconfitta a qualificazione ampiamente conquistata, ancora contro i Tabarez boys, che in Italia verrà ricordata più per l’infinito tormentone Campagnaro – e incidente diplomatico sfiorato tra Walte e l’AFA – che per altro.

COMMISSARIO TECNICO

Alejandro Sabella è solo l’ultimo di una lunga serie di c.t. argentini pressochè sconosciuti ai più in Europa. Il sessantenne di Baires è subentrato all’Undertaker Sergio Batista dopo l’orrenda Coppa America 2011. Pare che, in una speciale classifica redatta in base al gusto per l’orrido, le prestazioni dell’Argentina nella manifestazione si siano piazzate al secondo posto, battute solo dalle ridicole esultanze di Caressa ai gol del Brasile. Sabella ha un pedigree di tutto rispetto a livello di club, soprattutto se si considera la breve esperienza da primo allenatore, con la perla di una carriera nella Libertadores vinta all’Estudiantes insieme a Veron. Non scopriamo certo il nuovo mondo, però, se sosteniamo che nei tecnici mai sbarcati in Europa molto spesso si riscontrano lacune di livello tattico. Di certo non ci saranno problemi nel girone della morte con Iran e Nigeria, ma pensare al povero Ale di fronte a maniaci come Van Gaal o Loew fa quasi scendere una lacrimuccia. È come un bambino che per la prima volta viene lanciato in piscina per scacciar via la paura. Saprà nuotare? Per quanto riguarda le convocazioni, tutto fa pensare all’Italia come catino principe dal quale attingere. Federico Fernandez e Campagnaro punti fermi dietro, Palacio sembra poter scavalcare concorrenza agguerritissima grazie alla sua capacità di sacrificarsi. L’esperimento che potrebbe pagare è quello di Angel Di Maria da mezzo sinistro. Nessuna possibilità per Carlos Tevez, fuori dalle liste praticamente da quando il nuovo c.t. ha preso il posto.

LA STELLA

Qualche anno fa l’Avvocato Federico Buffa, citando un periodo di una mail ricevuta da Stefano Borghi, diceva: “All’Argentina non puoi togliere due cose: la parrilla (la carne alla griglia) e un centravanti”. Con l’evoluzione di Leo Messi, l’albiceleste ha di fatto rinunciato negli ultimi anni al Crespo di turno, assecondando le volontà – esplicitate o meno non è dato saperlo – della pulce. È stata questa la più grande contraddizione degli ultimi anni. Senza una mediana con un tasso qualitativo almeno lontanamente paragonabile a quella del Barcellona, Messi è andato in difficoltà partendo centralmente. In più, la sofferenza nel ripiegare sull’esterno, ha annacquato le bocche da fuoco presenti in rosa. Leo, però, è stato riportato al suo ruolo originale di punta
esterna dal Tata, concittadino del quattro volte pallone d’oro e zerbino solo nelle speculazioni di inizio stagione. Sabella potrebbe approfittare del colpo di fortuna continuando su questa linea senza doversi mettere sulle spalle il peso dell’origine di una decisione così importante. La combinazione con il grintoso Higuain napoletano, e un Aguero che fa gol anche mentre è al supermercato, potrebbe diventare letale. Per gli altri, naturalmente.

IL PRONOSTICO

Superare il girone da prima classificata sarà più semplice di trovare una citazione di Bukowski nella homepage facebookiana di un diciassettenne. Le cose potranno complicarsi con gli incroci, soprattutto nei quarti di finale, e su questo non ci piove. Ma sarebbe un delitto non assegnare a una squadra con queste potenzialità il ruolo di favorita. Il popolo, al solo pensare di poter far rivivere l’incubo Maracanazo ai cugini 65 anni dopo, sta già incominciando a tremare.

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