Lo Sciagurato Egidio e i suoi fratelli: Fabio Bazzani

In principio era Lui. Prima di Vincenzino Iaquinta, a popolare gli incubi dei tifosi rossoneri nelle lunghe notti di Gennaio e di fine Agosto, c’era Lui. A farci attendere con ansia l’uscita della Gazzetta dello Sport o guardare gli speciali sul mercato in televisione, ben prima che l’avvento di internet ci spingesse a consumare quel maledetto tasto F5 per scoprire se alla fine Kakà aveva scelto il “cuore” e non era partito alla volta di Manchester, c’era Lui. Per almeno un paio di sessioni invernali ed estive, Adriano Galliani, quando ancora non era vittima di golpe interni che lo fanno sembrare un novello Gorbaciov con la cravatta gialla in sostituzione della voglia sulla pelata, è andato vicinissimo a portare in rossonero questo possente centravanti che ricordiamo soprattutto per le sue imprese con le maglie di Perugia e Sampdoria.

Bazzani, nato nel 1976, dopo la gavetta tra i dilettanti sbarca tra i professionisti ad Arezzo, alla corte di Serse Cosmi, nella stagione 1999-2000 dove viene notato da quel Luciano Gaucci che prima di partire per la tangente con Gheddafi, l’ossessione per la Morace, e perculare il figlio Alessandro insieme a Enrico Lucci, aveva un certo naso per i giocatori di talento (qualcuno ha detto Milan Rapaic?). A Perugia, mette a segno 10 reti nella stagione 2000-2001, e il suo ex mentore Walter Novellino lo convince a seguirlo a Genova, sponda doriana, dove vivrà i migliori anni della sua carriera. 31 gol in 83 partite, con in mezzo la promozione dalla serie cadetta del 2002/2003, la convocazione in nazionale, e no caro Langella, il punto più basso raggiunto dalla nostra nazionale rimane ancora il tuo esordio, e i 13 gol in campionato in Serie A. Sono gli anni della grande intesa con Francesco Flachi, del quale ricordiamo sempre con piacere le rovesciate a livello di battiscopa, che noi non addetti ai lavori chiameremmo tiri rasoterra ma che l’attaccante fiorentino amava trasformare in fantasiose sforbiciate.

Attaccante possente, abile di testa e dotato di un discreto senso del gol, non ha mai brillato eccessivamente per vena realizzativa, ma nel quadriennio 2001-2005 è riuscito a esprimersi a buoni livelli, mettendo a segno reti di pregevole fattura e gollonzi orrendi, degni dei migliori sogni bagnati di Pippo Inzaghi. Dopo l’esperienza doriana, il passaggio alla Lazio, un ritorno alla Sampdoria, e un vagabondaggio per i campi di mezza Italia, tra Livorno, Brescia, Pescara, Spal e il ritorno alla base, da dove è partito, Mezzolara vicino a Bologna, che disputa il campionato di Serie D, e dal quale ha annunciato il ritiro dalle scene alla fine della stagione attuale.

Bazzani, che se avesse otto-dieci anni di meno, e avesse giocato nel Genoa anche solamente 40 secondi, oggi indosserebbe la maglia della sua squadra del cuore, il Milan e per un attaccante delle sue qualità ha avuto una finestra ad alti livelli troppo breve. Ma è riuscito a sposarsi Alessia Merz, e per noi, generazione cresciuta negli anni 90, vale come game, set, match, game, tournament, premio nobel per la pace e presidenza dell’universo.

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