Breve guida per maneggiare la prestagione NBA

Piccolo paragone con il calcio nel quale forse i nostri lettori sono più ferrati: avete presente quando a Luglio la vostra squadra di calcio vince 14-0 contro la rappresentativa Monti Pallidi con il vostro panchinaro che fa tripletta e raggiunge li l’apice della sua carriera? Ecco, siccome tutto il mondo è paese, succede una cosa del genere anche nel campionato NBA, e si chiama preseason. Ogni anno (quando non litigano), nel mese di Ottobre v’è l’usanza di giocare uno sport che ha delle vaghe somiglianze con la pallacanestro il cui valore predittivo dei valori in campo è proporzionale. Questa cosa sta accadendo proprio adesso. Perché allora parlarne? Perché perfino in questo contesto possono succedere delle cose interessanti.

Non accade che una squadra NBA affronti l’equivalente della Rappresentativa Val Camonica: in genere si affrontano fra loro, con qualche eccezione con squadre Europee di alto livello. Come nel calcio però, spesso le locations sono a dir poco esotiche: Manila, Taipei, per dire due posti toccati dai teams NBA per lo loro sgambate di esibizione. Se a Taiwan però porti la squadra dove gioca Jeremy Lin (uno che se si candidasse di la potrebbe competere seriamente per diventare Presidente), rischia di diventare l’evento dell’anno per l’Isola sul mar Cinese. Per la NBA questo significa soldi e visibilità, una lega nazionale con riverbero mondiale.

La preseason NBA è anche l’occasione per far rivedere il campo a stelle lungodegenti: senza stare a parlare dei motivi, è un dato di fatto che gli infortuni gravi sono sempre più frequenti in NBA e a volte fanno perdere più di un anno di carriera. E il caso di Derrick Rose, che sta riprendendo confidenza con il parquet incrementando man mano il minutaggio con i suoi Chicago Bulls, ma anche di Danny Granger (Indiana), che ha saltato praticamente tutto il 2012/13 per una peritendinite rotulea che ha richiesto l’intervento chirurgico.

La preseason poteva anche essere la prima occasione per poter vedere 4 (quattro) Italiani in NBA. Per un vecchio come me pensare che saremmo arrivati a questo punto (e – parere mio – and counting…) è veramente un sogno che si realizza. Sfortunatamente Gallinari è ancora convalescente dal grave infortunio al crociato anteriore del ginocchio sinistro e Datome ha appena subito un lieve infortunio muscolare. Però possiamo assaggiare i primi minuti di Andrea Bargnani nella grande mela, dove dovrà lavorare a fondo per guadagnarsi un ruolo e un minutaggio consistente all’interno di un contesto molto più competitivo di quello di Toronto. Il nostro quarto moschettiere, Marco Belinelli, sta vivendo una nuova avventura a San Antonio, voluto da Popovich che ha speso parole di lode per lui in prestagione. Ora sta a lui lavorare per guadagnarsi la fiducia sul campo del sergente di ferro.

Lungi, veramente lungi da me il voler giudicare le prestazioni individuali a questo livello (e ogni volta che mi viene la tentazione penso a Xavier Henry che segna 29 alla prima coi Lakers) ma se posso, suggerirei un nome: Anthony Davis. Il secondo anno da Kentucky ha vissuto un buon anno da rookie, in ombra dalla super stagione di Lillard, ma ha capito la lega dove gioca adesso e pare maturo per spiccare il volo. Questo è l’anno dove potrebbe spaccare e la prestagione che sta facendo sembra confermare questa impressione.

Siccome in USA vogliono bene ai numeri più che alla mamma, tengono perfino una classifica della preseason: per adesso bene Chicago e Toronto, male Indiana e Memphis. Ma vuol dire meno di niente. Meeeno di niente.

Il vero save-the-date sarà la notte tra il 29 e il 30 Ottobre prossimo: li inizierà la vera stagione NBA, con Orlando@Indiana, Chicago@Miami e Clippers@Lakers. Noi di Inzonacesarini ci saremo, seguiteci anche voi!

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