San Siro e lo spettro di Talamonti

30 ottobre 2004. La mia prima volta a San Siro è indimenticabile: la spettacolare grandezza (in tutti i sensi) della Scala del Calcio ti lascia senza fiato, ma quel giorno mi rimane in testa per un altro motivo. L’Inter, allenata da Mancini, affronta la Lazio: dopo un primo tempo passato in avanti, si va in vantaggio col gol di Adriano (40 chili fa) dopo 20 secondi della ripresa. Partita in discesa e 2-0 più volte evitato solo dagli interventi di Sereni in versione Zoff ‘82. L’orologio scorre fino all’84°, quando Trefoloni fischia una punizione in favore della Lazio per un fallo discutibile. Cross, colpo di testa, gol del pareggio-beffa. Ha segnato Talamonti e in tribuna la domanda è una sola per tutti: “Chi ha segnato?!”. Leonardo Talamonti, 88 presenze in A, 2 gol, ovviamente uno, il primo (alla seconda partita nella massima serie), all’Inter. Ho ancora gli incubi.

26 agosto 2013. Ritorno a San Siro, stavolta per assistere all’esordio dei nerazzurri di Mazzarri. Nel riscaldamento Perin dimostra sicurezza e Cofie disegna traiettorie neanche fosse Baggio: io e il mio compagno di avventura ci chiediamo chi sarà il classico fenomeno di giornata. Per fortuna notiamo anche Portanova titolare e ci rilassiamo, pur sapendo che noi schiereremo Kuz dal 1° minuto. Prima dell’inizio doveroso saluto a Dejan Stankovic con maxischermo che trasmette le immagini dei suoi gol, mai banali, e la mente va a tutte le volte che nel derby ha punito i cugini. Il primo tempo scorre via senza troppi sussulti, tolta un’inzuccata di Ranocchia e un tiro-cross di un Jonathan talmente propositivo da farmi urlare nel pieno dell’entusiasmo: “E’ tornato Maicon!”.
Termina la prima frazione e cominciano a scaldarsi Kovacic e Taider. Per fortuna colui che mi ha accompagnato ci vede meglio di me: non solo nel prepartita ho scambiato Guarin per Taider una dozzina di volte, ma quello che sta palleggiando a centrocampo è Belfodil, e questo giustifica anche i lanci di 30 metri (non proprio millimetrici) che stiamo osservando.
Comincia la ripresa e con Icardi la squadra si fa più offensiva. Dall’altra parte Jonathan tenta la diagonale sinusoidale e manda Kucka in porta, ma Ranocchia libera due volte nell’unica vera azione genoana. Il brasiliano ritorna in sé in un batter d’occhio, pennella (aiutato anche da una deviazione) il cross per l’1-0 di Nagatomo che, come Giaccherini 24 ore prima, segna di testa: la rivincita dei diversamente alti.
Alvarez recupera palloni mentre un tifoso qualche posto più in là lo insulta neanche gli avesse ingravidato la moglie, Kovacic dribbla con una serenità che vorrei quasi scavalcare per andare ad abbracciarlo commosso, il cronometro cammina lento. Entrano Konatè e Sturaro: esordio in A per entrambi (e gol all’Inter quotato 1.02), si alza un vento gelido che mi riporta a 9 anni fa, con lo spettro di Talamonti che ricomincia ad aleggiare minaccioso su San Siro. Scocca il 90° e il cronometro si ferma (non metaforicamente, parlo di quello sul tabellone): vorrei chiedere il rimborso del biglietto! Mi frena solo la discesa stile Stenmark di Guarin con annesso filtrante (tasto Δ) per Palacio che fulmina a modo suo Perin. 2-0, partita finita.

Da oggi posso dormire tranquillo senza svegliarmi di soprassalto ricordando quel colpo di testa beffardo.
Addio spettro di Talamonti.

Foto http://www.lazionews.eu

1 commento su “San Siro e lo spettro di Talamonti”

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