Perdazzurri: #18 Gonzalo Sorondo

La passione di Moratti e figli per il Sudamerica dovrebbe essere caso di studio per sociologi e psichiatri. Che siano fenomeni (Ronaldo, Zanetti) o pipponi clamorosi come il protagonista di oggi, in ogni anno della gestione petrolifera almeno un giocatore proveniente dall’America Latina è arrivato all’Inter. Lezioni di tango gratis? Bamba di qualità migliore? Trans superdotati? Tant’è, nel 2001 il buon MM, convinto dal figlio o da Mazzola o da chissà quale altro genio del mercato, investì circa 12 miliardi del vecchio conio per assicurarsi le straordinarie prestazioni di Gonzalo Sorondo.

Questo 22enne difensore uruguaiano arrivò carico di moltissime aspettative, pronto a formare una coppia di splendidi buttafuori insieme a Materazzi, altro acquisto di quell’estate: non erano certo Nesta e Cannavaro, ma almeno avremmo vinto la Coppa Ignoranza.
Oltre al fisico davvero imponente (1,90 di altezza), gli altri segni caratteristici del giovane Gonzalo erano i lunghi capelli unti come quelli dei peggio paninari e lo sguardo sempre attento, brillante come le sinapsi di Pirlo. Già alla prima apparizione con l’Inter mise in luce la sua proverbiale velocità: l’Uomo di Latta arrugginito avrebbe saputo fare meglio.

Non diede mai l’impressione di essere pronto per i grandi palcoscenici del calcio che conta, commettendo una serie colossale di errori difensivi ed indecisioni: all’Inter collezionò 12 presenze, 14 tibie avversarie, 35 coltellate e 27 infarti procurati sugli spalti di San Siro.
Col senno di poi, avevamo avuto un leggero assaggio di ciò che in futuro sarebbe stata Burdisso, ricordato solo per la bellissima corrida improvvisata a Valencia molti anni dopo.

Dopo due stagioni esaltanti quanto un’uscita in presa alta di Mazzantini (ve lo ricordate?), Gonzalo Sorondo (già il nome ricorda un aiuto-meccanio ciccione, impacciato e sempre sudato) venne spedito all’estero a farsi le ossa. Prima in Belgio allo Standard Liegi, poi in Inghilterra a Crystal Palace e Charlton. Nel 2006 tornò indietro ancora integro ma pur sempre scarso, perciò gli venne dato il lasciapassare per andare tranquillamente a fare danni in giro per il mondo (la direzione declina ogni responsabilità). Dopo 4 stagioni di buon livello coi brasiliani dell’Internacional ed essersi frantumato il ginocchio (il suo ingaggio col Gremio saltò per questo), tornò in patria al Defensor Sporting, squadra che l’aveva lanciato ben 15 anni prima. Vorrei conoscere i dirigenti di questo club, e far sapere loro che certa gente è stata uccisa per molto meno.

Nel 2002 raggiunse probabilmente il punto più alto della sua carriera, entuasiasmante ed avvincente come una rimessa laterale di Pancaro: disputò la Coppa del Mondo nippocoreana con la maglia dell’Uruguay. Niente di sorprendente, dato che alcuni anni dopo anche campioni del calibro di Gargano e Pereira l’avrebbero indossata.

Per chiudere il racconto relativo a questo (in)dimenticabile ex nerazzurro, l’autorevole sito transfermarkt, leader in termini di valutazioni economiche di calciatori, ad oggi quantifica il valore di Sorondo in 150.000 €, la cifra media di un’abitazione media in una città media d’Italia. 149.999 euro di troppo, secondo me.

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