Perdazzurri: #13) Marko Arnautovic

Questa rubrica nasce in risposta alle Gallianate dei cugini milanisti: d’altronde siamo in par condicio, poteva mancare la controparte nerazzurra?
Per miei evidenti limiti anagrafici analizzerò solo ed esclusivamente bidoni arrivati nell’era Moratti (dal 1995 ad oggi), e questi geni incompresi dell’arte pedatoria verranno definiti Perdazzurri, uno dei peggiori soprannomi mai coniati dalla fantasia delle tifoserie avversarie; tuttavia i giocatori che avranno l’ambìto onore di entrare a far parte di questa rubrica non si meritano nulla di meglio.

E’ un dispiacere inserire questo straordinario giocatore in questa degradante rubrica, ma il suo trascorso nell’Inter lo qualifica così. L’estate del 2009 è ancora fresca nella memoria di noi interisti: oltre agli arrivi di Sneijder, Lucio, Thiago Motta, Milito e Thiago Motta, Moratti riuscirono a piazzare il miglior colpo della storia interista (105 anni oggi, nda), vendendo Ibrahimovic al Barcellona in cambio di Eto’o più 50 milioni.
In 3 anni le cose sono cambiate in fretta, e se in estate dovessimo vendere Ricky Alvarez in cambio di Raffaele Palladino più 3 milioni di marchi tedeschi, potrei comunque piangere di gioia.

Tornando a noi, in quella magica estate Oriali, Branca e soci scelsero di orientarsi verso la tanto decantata linea giovane, ingaggiando in prestito Marko Arnautovic. Questo ragazzotto austriaco di origine serbe arrivò a Milano a 20 anni, dopo aver segnato 12 reti nell’Eredivise con la maglia del Twente, con la reputazione di “nuovo Ibrahimovic”. Oltre alla stazza fisica, gli osservatori nerazzurri avevano notato in lui le stesse movenze e lo stesso stile di gioco dello svedese neo-blaugrana. Evidentemente, avevano frainteso il termine “coffee-shop” mentre si recavano a vedere una partita del Twente in Olanda.

Appena sbarcato scelse subito la maglia n° 89 come il suo anno di nascita, e già questa decisone lasciava poco spazio ai dubbi riguardo le sue potenzialità. Mourinho lo fece esordire contro il Chievo nella partita dell’Epifania, e in seguito gli lasciò solcare il campo solo in altre due occasioni. Giocò solo pochi scampoli di gara, senza riuscire a mettere in mostra tutto il suo potenziale e la sua abilità col pallone.
Tuttavia è riuscito ad entrare ugualmente nei nostri cuori grazie ai sobri festeggiamenti che seguirono alla conquista della Champions, di cui lui fu indiscusso protagonista.
Palesemente ubriaco (forse già durante l’intervallo), prima ha disturbato l’intervista di Balotelli ridendo in faccia a lui e al giornalista, poi si è improvvisato capo-ultras quando la squadra è arrivata a San Siro per festeggiare coi tifosi. Erano le 6 di mattina circa, eppure il suo tasso alcolico era pari (se non superiore) a quello di poche ore prima. Pare che sull’aereo del ritorno abbia vomitato nelle borse dei compagni, salvo tornare ad ubriacarsi nuovamente una volta finito l’effetto del rigetto. Idolo indiscusso.

Addio Marko, ora vai e insegna ai tedeschi di Brema come ubriacarsi mmerda in soli 3 minuti di recupero.

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