Perdazzurri: 3) Caio

Questa rubrica nasce in risposta alle Gallianate dei cugini milanisti: d’altronde siamo in par condicio, poteva mancare la controparte nerazzurra?
Per miei evidenti limiti anagrafici analizzerò solo ed esclusivamente bidoni arrivati nell’era Moratti (dal 1995 ad oggi), e questi geni incompresi dell’arte pedatoria verranno definiti Perdazzurri, uno dei peggiori soprannomi mai coniati dalla fantasia delle tifoserie avversarie; tuttavia i giocatori che avranno l’ambìto onore di entrare a far parte di questa rubrica non si meritano nulla di meglio.

Caio Ribeiro Decoussau

Quello che mi appropinquo a narrarvi è forse il peggior acquisto di sempre uscito dal cilindro di Moratti: Caio Ribeiro Decoussau, noto semplicemente come Caio.

Quest’attaccante brasiliano, arrivato ad Appiano Gentile alla giovanissima età di 20 anni, fu pagato ben 7 miliardi di lire nell’estate del 1995, la prima con Moratti presidente, che da subito decise di farsi circondare da osservatori e consiglieri di inenarrabile incompetenza. Una sorta di imprinting che avrebbe caratterizzato tutti gli anni a venire, esclusi forse il 2006 e il 2010.

Tornando a Caio, egli altro non era che una classica punta brasiliana dotata di buona velocità e fisico non propriamente scultoreo, che gli permetteva quindi di infilare le difese avversarie con maggior facilità; messosi in mostra con la maglia del San Paolo, con cui segnò 14 reti al primo anno da ‘pro, scatenò le peggiori fantasie eroto-calcistiche del Presidentissimo (pur senza raggiungere i livelli di Recoba), che si convinse ad acquistarlo per una cifra che, all’epoca, era riservata a gente di ben altra caratura.

Il nostro eroe esordì con la maglia nerazzurra in una fredda e mesta sera di novembre, in un’altrettanto triste partita di Coppa Italia contro la Lazio, finita in un ancor più triste 1-1. Vogliamo parlare di come se ne andò? Dopo un incommensurabilmente triste 0-0 a Cagliari, nell’aprile 1996.
All’Inter trascorse a malapena un anno, scendendo in campo solo 8 volte (2 in Coppa Italia) e vedendo la porta con la stessa capacità di Elton John di andare a fighe: 0 gol.
Cattivi rapporti con l’allenatore? Molto difficile che avesse litigato con tutti e 3 gli allenatori di quella stagione (anche questo un must per MM).
Troppa concorrenza in attacco? Impossibile, con tutto il rispetto per Benny Carbone, Rambert, Delvecchio, Ganz e Branca (che già faceva danni).
Esiste un’unica spiegazione plausibile: era scarso come pochi.

Negli anni successivi cambierà ben 8 squadre, siglando la bellezza di 26 reti in 10 anni, e ritirandosi mestamente a soli 31 anni, forse per dedicarsi interamente alla sua vera passione, la moda: già a Milano si fece conoscere come Douthorino (dottorino), vestendosi sempre in maniera estremamente elegante e raffinata, e curando l’aspetto estetico nel minimo dettaglio. Avesse messo nel calcio la stessa precisione che utilizzava per accostare perfettamente la cravatta con i gemelli della camicia, saremmo qui a parlare di un’altra storia.

1 commento su “Perdazzurri: 3) Caio”

  1. Noooo….Caio!! Me lo ricordo bene (in negativo)….ma non ricordavo assolutamente che avesse giocato nell’Inter. Lo ricordo per la sua orrenda stagione napoletana, 20 partite e 0 gol….mamma mia…anche se in realtà sono stato testimone di un episodio storico: l’UNICO GOL IN ITALIA di Caio, nei quarti di finale di Coppa Italia contro la Lazio all’Olimpico…….io ero lì! 🙂

    P.S. Ho trovato pure il video!!! Eccolo, un documento storico! 😀 http://www.youtube.com/watch?v=vKX34Olg5kM

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