I dolori (e le “arrabbiature”) di un giovane Mister

Mettiti nei panni di un giovane allenatore italiano. Uno che ha appena superato la 40ina e, nonostante ciò, ancora giovane, visto che in Italia, almeno fino a poco tempo fa, se non avevi almeno 55 anni non potevi fare nulla. Allenatore, giornalista, politico, insegnante (ah no, quello ancora oggi…). Poi le cose sono cambiate e qualche giovane si è lanciato  in carriere promettenti che suscitavano l’invidia degli altri. Ecco. Tu sei uno di questi. Vinci, sei forte, arrogante, stai antipatico agli altri, sei amato dai tuoi. Hai tutto quello che serve per dominare la scena. Poi, un giorno, succede che ti dicono: “Qualcuno ha pisciato fuori dal vaso, tu non potevi non sapere. Ora ti incastriamo”. Per la regola che 2 negazioni affermano, il “non potevi non sapere” diventa “potevi sapere”, roba che ogni giuria seria si farebbe una risata e direbbe “Grazie, le faremo sapere. Il prossimo!!”. Non accade proprio questo e sei sanzionato, come un tuo giocatore che colpisce il pallone con il corpo nella tua area di rigore e si sente dire “C’è la possibilità tu l’abbia sfiorata con il braccio. Quindi è rigore”.

Ma va bene così. Per quanto tu possa urlare, devi giocare con le carte che hai in mano. Anche se soffri. Oh, come soffri. E stai là, vorresti urlare come solo tu sai fare e non lo fai, perché non puoi. Tiri pugni al muro, segui i tuoi calciatori come figli, soffri con loro, più di loro, riprendi alla tua maniera uno di quei giornalisti cosiddetti imparziali, perché esultano ad un gol di una squadra lontana, ma di più non puoi fare. E soffri. E conti i giorni…

Vedi i tuoi perdere, dopo mesi e mesi di scorribande, loro alzano lo sguardo ad implorare il tuo perdono. E tu sei là, a metà tra l'”arrabbiato” e l’impossibilitato. E conti i giorni…

Poi, forse, la svolta. I tuoi sentono che stai per tornare e decidono di ricominciare a fare come quanto tu eri là a bordo campo. Mordono, corrono, sono vincenti, arroganti, antipatici. E tu sei là, a metà tra l'”arrabbiato” e il soddisfatto. E conti i giorni…

Ma ti accorgi presto che ancora c’è qualcosa che non va. I tuoi ricadono. Male. Come non li avevi mai visti cadere. C’è poco da fare. Manchi. E tu sei là. E conti i giorni. E stavolta sei solo “arrabbiato”…

Adesso, ci siamo. Quasi. Manca davvero poco. 15-giorni-XV. Peccato che in queste 2 settimane ti giochi tanto. E tu sai che carte hai in mano. E anche se sai che sono ancora altri a giocarle per te, cerca di fare qualcosa il più possibile, perché sennò in Ucraina ne becchi 3 o 4, se giochi come hai giocato ieri sera. E magari l’Italia si unisce di nuovo per celebrare il Torino. E tu non ne hai voglia, lo sappiamo.

E visto che anche noi siamo un po’ stronzi, per aumentare la tua adrenalina ti diciamo che, il 9 dicembre, giochi a Palermo e Miccoli, che è stato tuo compagno di squadra, ha detto che è contento di non giocare contro l’Inter per squalifica, in modo che potrà giocare contro di te… Ora non sei ancora più “arrabbiato”, Mister??

1 commento su “I dolori (e le “arrabbiature”) di un giovane Mister”

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