L’importanza (e il peso) di Dover essere aziendalista

Tre grandi del nostro calcio, le tre che si sono divise (non proprio equamente) i trofei delle ultime stagioni prima del prepotente ritorno bianconero, attraversano un momento storico davvero cupo.

C’è chi non riesce ad uscire dalle sabbie mobili di un gioco poco equilibrato, chi da un momento all’altro si è ritrovato orfano dei fantomatici top player, chi fatica con una schizofrenica altalenanza di risultati ma riesce addirittura a far meglio dello scorso anno; le prime giornate di questa povera Serie A ci hanno però fatto capire che Roma, Milan ed Inter non possono essere reali candidate alla conquista dello scudetto.

Zeman, dopo l’impietoso confronto di ieri sera contro la Juventus, ha fortemente difeso la qualità della sua rosa sostenendo che si tratta solo di riuscire ad assorbire i dettami tattici da lui sostenuti; niente a che vedere con il fatto che tutti gli attaccanti in rosa non cercano la profondità aspettando la palla sui piedi, nulla da dichiarare sulla poca personalità della linea difensiva che non ha le capacità per stare alta e compatta con la linea mediana. Il dinamismo e la qualità di Florenzi non bastano, lo sappiamo noi e in fondo lo sa anche ZZ.

La rivincita dei sottoposti: avrei titolato così la pagina di giornale dedicata al trofeo Tim di quest’estate, con Allegri che se la giocava contro le rivali di sempre imbottito di ragazzini, come a voler dare un chiaro segnale alla società. “Non siamo competitivi, la rosa è corta, rischieremo sempre magre figure come questa”. Un fuoco di paglia e nulla più; lo dimostra l’arrivo di Pazzini, antitesi dell’Ibra o del Matri che grazie alla capacità di venir fuori per favorire gli inserimenti da dietro avevano fatto le fortune delle squadre del buon Max; lo fa capire ancor di più l’acquisto di un navigato fabbro olandese aveva fatto gridare dai piani alti “Ed ora Scudetto!”. Dopo un mese ci si ritrova ad osannare una squadra capace di compiere l’impresa: non subire gol a San Siro dal temibile Anderlecht campione di tutto.

Andrea Stramaccioni continua a ripetere che l’unica pecca, in una splendida sessione estiva di mercato, è quella di non aver trovato un esterno destro offensivo di qualità, che potesse ben figurare nella rosa nerazzurra. Quindi desumiamo che sia stata una sua scelta quella di puntare su Jonathhan e Zanetti per il dopo Maicon, oltre a quella di avere nei 25 un solo regista, per altro adattato al ruolo solo da pochi mesi e reduce da una delicata operazione al tendine d’achille. La mossa di non acquistare l’ormai famoso vice-Milito può avere l’effetto positivo di far crescere Livaja, ma può rivelarsi anche arma a doppio taglio con il Principe già in debito d’ossigeno a settembre. Diamo a Strama quel che è di Strama: dei tre, è forse l’unico che ha cercato di rimodellare la squadra secondo le caratteristiche dei calciatori a disposizione e non viceversa: non a caso l’Inter è quella che sembra avere margini di miglioramento maggiori, un futuro lo stesso grigiastro ma tendente al roseo.

Sarà mica una coincidenza il fatto che tutti e tre si ritrovano su panchine importanti in maniera quantomeno inaspettata e farebbero di tutto per mantenersi saldi al comando? Intanto Mazzarri e Conte, i due tecnici italiani più vicini al concetto di Manager, con potere decisionale dietro ad una scrivania come sul campo e nessuna paura a impuntarsi per un giocatore come a tenerne fuori un altro fregandosene delle svalutazioni, sono lì a giocarsi lo scudetto.

A voi la scelta, cari Zdenek, Max e Andrea. Anche se forse la scelta non c’è.

1 commento su “L’importanza (e il peso) di Dover essere aziendalista”

  1. Che dire, sono certamente d’accordo con tutto.
    Partendo da Zeman, direi che un po’ ci sta mettendo del suo: questo Tachtsidis è scarso, se ne sono accorti tutti, non può essere meglio di Pjanic e Marquinho, dunque perché insistere? In più non mi pare che la Rosa sia adatta al 4-3-3, vuoi perché la difesa è scarsa e manca di qualità sulle fasce, vuoi perché Destro non può giocare largo, e probabilmente nemmeno Totti, nonostante un paio di buone prove in quella posizione. Zeman potrebbe dimostrare un po’ di iniziativa provando, per la prima volta in vita sua, a cambiare modulo. Ma non lo farà.
    Allegri è uno sciocco capro-espiatorio-parafulmine. E’ scarso e dunque fa comodo, aiuta a mascherare le mancanze della rosa, Galliani ha fatto orecchie da mercante perfino dopo le 5 pere prese col Madrid. Però una cosa la devo dire: il Milan in 7 partite ha giocato sempre contro squadre inferiori e non dico dovesse vincerle tutte, ma ha raccolto troppo poco. Il fatto che la carretta sia tirata avanti da due ’92 la dice lunga comunque sul carisma e la qualità degli acquisti e di chi è rimasto.
    Stramaccioni è il meno colpevole tra i tre, anche su questo concordiamo, anche se io non ho ancora capito cosa ha fatto lo scorso anno per destare simili entusiasmi (ok, almeno il 4-2 nel derby ci sta), va detto che la rosa dell’Inter presenta dei vuoti davvero clamorosi.

    Al contempo, Conte e Mazzarri riescono a trasformare in fenomeni giocatori che fenomeni non lo sono. Tanto di cappello.

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